Il Mistero in Internet Chi siamo  Contatti   Site map    Cerca   Edicola Home  
EdicolaWeb 2006  
Nonsoloufo - Ufo and much moreIl nuovo numero disponibile quiARCHEOMISTERI - I quaderni di Atlantide
Cerca negli articoli
Consulta le rubriche
  Approfondimenti
  Archeologando
  Cercando il Graal
  Para Martia
  Atlante segreto
  Luci dei Maestri
  Decriptare la Bibbia
  Arcani enigmi
  Icone del tempo
  Altra dimensione
  Dal mondo eterno
  Viaggiatori del Sacro
  L'uomo e l'aldilà
  Oltre l'Orizzonte
  Approfondilibri
  Ufostorie
  Sentieri infiniti
  Usciamo dal tunnel
  Gli inserti stampabili
  Gli articoli dei lettori
  I racconti dei lettori
  La nostra Biblioteca

Consulta le riviste
  Hera
  Archeomisteri
  UFO Notiziario
  Stargate
  Notiziario Ufo
  Ufo Network
  Dossier Alieni
  Extraterrestre
  Ali Dorate

Registrati adesso
Lo spazio dei lettori
  Appuntamenti
  Invia i tuoi articoli
  Invia i tuoi racconti
  Richieste di aiuto

 

LA NOSTRA BIBLIOTECA...
libri scelti da Francesco Di Blasi

IL MISTERO DI RENNES-LE-CHÂTEAU
Nuove ricerche, nuove ipotesi


 
di Daniel e Fabrice Kircher
Edizioni L'età dell'Acquario
pagg. 208 - 18 illustrazioni a colori e 11 b/n - € 16,80
Per ordinare: metti nel carrello

 

    parti precedenti:

L'ARGOMENTO »

IL CASO DELL'ABATE SAUNIÈRE:

Quando monsignor Paul-Félix de Beauséjour assunse il vescovado di Carcassonne, senza dubbio si rese conto dell'eminente onore che gli era stato reso: diventare un successore degli Apostoli. Certamente soppesò anche le difficoltà e i pericoli del suo incarico.
Indubbiamente, per la Chiesa come per l'umanità, nessun epoca può essere considerata particolarmente fausta, ma in quell'anno 1902 i tempi sembravano assai turbolenti. Non riuscendo ad accordarsi in positivo sui programmi, Destra Sinistra non sapevano far altro che stringersi l'una intorno all'antisemitismo, l'altra all'anticlericalismo. L'affaire Dreyfus, che aveva condotto la Francia sull'orlo della guerra civile, si era concluso con la grazia accordata al celebre capitano. Ma aveva provocato il concentramento di tutte le forze progressiste nel blocco delle Sinistre, che ambiva a scalzare l'autorità morale della Chiesa più che a realizzare riforme sociali. Era l'epoca in cui un Ministro della Guerra massone faceva schedare gli ufficiali dell'esercito che andavano a messa. L'epoca in cui il terrorismo anarchico assassinava presidenti, imperatrici ed ecclesiastici. L'epoca in cui il "Petit Père Combes" 1 preparava la legge sulla separazione fra Stato e Chiesa.
D'altronde, i mali del secolo non avevano risparmiato il vescovado di Carcassonne, poiché il predecessore di monsignor De Beauséjour, negli ultimi anni della sua vita, era stato accusato di aver distratto l'eredità di una ricca famiglia di Coursan. Il nuovo Vescovo si trovava dunque in una situazione piuttosto delicata. La virtù della prudenza, nonché i suoi doveri pastorali, gli imponevano di evitare ogni scandalo che, nell'atmosfera infervorata dell'epoca, avrebbe potuto nuocere alla Chiesa, soprattutto in quelle radicali terre del Mezzogiorno tolosano.
Probabilmente Monsignor De Beauséjour effettuò una ricognizione della diocesi. Fu forse in quel momento che gli si pose per la prima volta il caso dell'abate Saunière. Considerati i gravi problemi dell'epoca, quello costituito dal curato di un modesto villaggio di meno di 200 abitanti, in una campagna povera, lontano dalle grandi città e dalle grandi vie di comunicazione, poteva sembrare piuttosto insignificante. Tanto più che Béranger Saunière, nei 17 anni in cui aveva officiato in quel paesino sperduto, non era stato al centro di alcuno scandalo. Tuttavia, sin dall'inizio, le strane voci che correvano sul suo conto negli ambienti prossimi al vescovo convinsero il prelato che il curato di Rennes-le-Château non era un prete di campagna come gli altri.
In effetti, gli si attribuivano assenze ingiustificate, viaggi, edifici sontuosi, organizzazione di feste nel suo villaggio, e si raccontava che offrisse ospitalità a personaggi che giungevano da molto lontano per fargli visita, personalità che certo non ci si aspettava di vedere in una frazione del Razès.
Giunto a questo punto della sua indagine, immaginiamo che il Vescovo abbia domandato al segretario se monsignor Billard, il suo predecessore, vescovo di Carcassonne dal 1881 al 1902, avesse chiesto spiegazioni a quel singolare pastore. Effettivamente lo aveva fatto, ma senza insistere: Béranger Saunière aveva pagato la ristrutturazione del monastero domenicano di Prouilles. È facile immaginare lo stupore del prelato quando apprese l'ammontare del restauro: un milione di franchi. Il franco, all'epoca, valeva quanto il dollaro!
Da dove proveniva dunque quella fortuna? Senza dubbio monsignor De Beauséjour era lungi dal pensare che questa domanda, che era uno fra i primi a formulare, se la sarebbero posta innumerevoli altre persone, straniere e francesi, fino all'ossessione, molto tempo dopo la sua morte.
Beninteso, il titolare del vescovado di Carcassonne disponeva di informazioni dettagliate sullo stato civile e sulla carriera dell'abate. Ma non erano affatto utili a chiarire il problema. Béranger Saunière era nato nel paesino di Montazels, nel dipartimento dell'Aude, l'11 aprile 1852. Parecchi biografi, occultisti ed esoteristi attribuiranno una certa importanza al fatto che fosse nato sotto il segno dell'Ariete. Se intendiamo essere più seri, il fatto che il padre fosse l'amministratore di un castello del marchese di Cazemajou, poi di quello del signor De Bourzès ha un'importanza più evidente. Dunque, un ambiente molto "antica Francia", cattolica, conservatrice, proprietaria terriera, probabilmente fedele al re. Non stupisce, dunque, che l'intendente di questi aristocratici avesse fondato una famiglia di sette figli. Né che due di loro fossero entrati negli Ordini: Béranger, il maggiore, e suo fratello Alfred, nato nel 1855.
Béranger Saunière entrò al seminario maggiore di Carcassonne nel 1874 e fu ordinato prete nel 1879. La sua carriera cominciò relativamente bene: fu vicario di Alet dal 1879 al 1882, poi curato del villaggio di Clat per tre anni. La sua intelligenza e la sua cultura gli valsero, sin dal 1885, la nomina di professore al seminario di Narbonne. Poi, il disastro! Appena un mese dopo la promozione, il 1 giugno 1885, venne esiliato a Rennes-le-Château.
A questo punto della sua indagine, monsignor De Beauséjour dovette certamente chiedersi: "Perché un tale capovolgimento?"
E sentire una risposta del genere: "Perché l'abate Saunière aveva troppo a cuore le questioni secolari!"
In effetti, il curato caduto in disgrazia era una di quelle personalità forti di cui il don Camillo di Guareschi offre un'immagine fedele. Antirepubblicano feroce - considerato il suo ambiente culturale e familiare, era abbastanza logico - non aveva mai fatto mistero delle sue opinioni. Le autorità civili l'avevano schedato come "reazionario militante". Ai nostri giorni non sarebbe così grave. Ma all'epoca era ancora lo Stato a stipendiare i preti... cosicché disponeva di mezzi di pressione irresistibili. Sembra che, in seguito a una predica preelettorale piuttosto virulenta, le autorità civili avessero sollecitato i suoi superiori affinché il seccatore fosse allontanato.
Ma ciò ancora non spiegava come questo ecclesiastico, a cui avevano stroncato la carriera, avesse fatto a ritrovarsi una fortuna da gestire. Di famiglia povera, in una curia in capo al mondo, non disponendo d'altro che del modesto salario riservato a un semplice curato, aveva anche sollecitato al vescovado 2000 franchi per restituire all'amministrazione comunale un prestito concesso per le riparazioni più urgenti della chiesa. Era il 1893.
Appena quattro anni dopo, Béranger Saunière pregava monsignor Billard di venire a inaugurare la chiesa di Maria Maddalena a Rennes-le-Château, rimessa a nuovo a sue spese. Dove aveva trovato il denaro necessario? Cos'era accaduto nel frattempo?
Il solo fatto insolito che monsignor De Beauséjour potesse rilevare sul conto di Saunière, nel corso di quel periodo, fu la denuncia nel 1895 di due parrocchiani di Rennes-le-Château, che accusavano l'abate di svolgere attività notturne nel cimitero, di violare le tombe. Monsignor Billard gli aveva allora intimato di cessare quel lavoro inopportuno.
A quel punto delle sue indagini, ovviamente il Vescovo di Carcassonne sentì il bisogno di interrogare direttamente l'abate Saunière. Se non avesse avuto nulla da rimproverarsi, e monsignor De Beauséjour voleva crederlo, non avrebbe avuto difficoltà a rivelare la provenienza della sua fortuna. Se si fosse rifiutato, spettava a lui, il Vescovo, adottare le misure necessarie per evitare un eventuale scandalo. Quindi convocò il curato di Rennes-le-Château a Carcassonne. Qualche giorno dopo ricevette un biglietto così concepito:

Monsignore, ho letto col più grande rispetto la lettera che mi fa l'onore di scrivermi e alla quale riservo la più grande attenzione. Mi creda, l'interesse della questione che Lei solleva non mi sfugge, però merita riflessione. Così, permetta che, preso da un'occupazione urgente, rimandi di qualche giorno la mia risposta.
La prego di accettare [...]
B. Saunière, prete.

Una lettera così, indirizzata a qualunque superiore, sarebbe qualificata come sfacciata. Quindi il Vescovo ne inviò una seconda, nettamente più comminatoria. Questa volta la risposta fu più personale: l'abate Saunière si doleva molto di non poter affrontare il viaggio fino a Carcassonne, poiché la malattia lo tratteneva a Rennes-le-Château. A sostegno di ciò, allegava un certificato medico firmato da un certo dottor Rocher, di Couiza. La scusa era inattaccabile e si rinnovò spesso. Di fatto, a ogni convocazione del vescovado.
Il sospetto che i certificati fossero dovuti alla compiacenza del medico, fu confermato al Vescovo non appena seppe che il dottor Rocher era uno dei commensali abituali di Béranger Saunière a Villa Betania. Sì, perché il curato di Rennes-le-Château non solo era riuscito a restaurare completamente la chiesa, ma aveva anche fatto costruire, a fianco del presbiterio, una casa per gli ospiti dove c'era sempre un posto a tavola. E le personalità locali o straniere che gli facevano visita non lesinavano elogi sulla raffinatezza dei banchetti del loro ospite. Non si parlava forse di vini di Malvasia e Tocai, di rum della Martinica consegnato in fusti? Come se non bastasse, aveva fatto costruire una sorta di serraglio personale con pavoni, scimmie, pappagalli e anche pesci. Per ricevere i suoi ospiti, che talvolta giungevano da molto lontano, da Parigi o addirittura dall'estero, si diceva che avesse acquistato mobili pregiati e maioliche. E li faceva servire da una cameriera in cuffietta e grembiule bianchi.
Pur non disponendo più dei mezzi dell'Inquisizione, un vescovo è sempre bene informato. Eppure monsignor De Beauséjour si chiedeva cosa ci fosse di vero nelle voci che pretendevano che il curato di Rennes-le-Château si facesse preparare il "cassoulet" con anatre ingrassate a savoiardi e asparagi acquistati a... Lille! Si raccontava anche che, per costruire la sua torre - perché si era anche fatto costruire una torre a due piani, con mura merlate e guardiola, alla quale aveva dato il nome di Magdala, per ospitare la sua immensa biblioteca - avesse fatto portare da molto distante (quando nei dintorni abbondavano}, a dorso di mulo, le pietre destinate all'edificio! Chi erano gli invitati di questo singolare prete?
Ecclesiastici come il lazarista Ferrafiat, personalità locali come l'archeologo Ernest Cros: niente di più normale. Ma anche il Segretario di Stato alle Belle Arti, Dujardin-Beaumetz, la celebre cantante lirica Emma Calvet, la marchesa di Bozas e la donna di lettere Andrée Bruguière. C'era anche un certo Jean Orth, che i parrocchiani di Rennes-le-Château chiamavano lo "Straniero", forse di nazionalità tedesca o lussemburghese. Si sospetta che, dietro questo pseudonimo, si celasse l'arciduca Jean Népomucène Salvator di Habsbourg-Lorraine.
In breve, una condotta assai poco conforme alla povertà evangelica, che contrastava nettamente con la misera vita dei contadini del Languedoc-Roussillon. È comprensibile che un vescovo ne sia stato scandalizzato e abbia ritenuto doveroso porre fine a questa vita, se non dissoluta, almeno chiassosa. Innanzitutto ordinò a Béranger Saunière di ritirarsi in convento. Assai normale per un prete, e si poteva sperare che qualche settimana di silenzio e raccoglimento lo avrebbero indotto a tornare in sé e a ravvedersi. Rifiuto del sibarita di Rennes-le-Château! Questa volta la questione si aggravava, poiché nella Chiesa la disciplina ecclesiastica non è lettera morta. Indignato per esser stato sfidato ancora una volta, monsignor De Beauséjour decise di trasferire il prete recalcitrante. Gli assegnò la parrocchia di Coustauge. Sanzione ancora relativamente leggera, che di norma è accettata senza clamore.
Ma era scritto che Béranger Saunière sarebbe stato ribelle e sfacciato fino in fondo. Qualche giorno dopo, il vescovado di Carcassonne ricevette una lettera in cui l'abate Saunière semplicemente dichiarava di non poter accettare la sua nuova destinazione, poiché: "Non posso lasciare una parrocchia in cui i miei interessi mi trattengono" 2.
Era troppo! Anche la pazienza di un vescovo ha un limite. Questa volta la convocazione al vescovado fu così imperiosa che il recalcitrante non poté sottrarvisi.
Non possediamo alcuna testimonianza del colloquio che ebbe luogo tra Béranger Saunière e il suo Vescovo. Ma, alla luce degli avvenimenti che seguirono, possiamo ricostruirlo a grandi linee. In primo luogo, ammantando le proprie parole di unzione episcopale ma con fermezza, monsignor De Beauséjour dovette domandargli l'origine delle risorse che gli permettevano quello stile di vita principesco.
Ma Béranger scansò la questione. A suo dire, l'origine dei fondi era coperta dal segreto confessionale. Gli sarebbero stati affidati da grandi peccatori che aveva avuto il piacere di riportare alla fede. Probabilmente l'argomento non convinceva il prelato: dove avrebbe potuto trovare pecorelle abbastanza ricche da affidargli tali somme un modesto curato di campagna? Comunque non poteva insistere: ogni confessore deve infatti serbare il segreto sui peccati che gli sono confessati e non deve svelarli a nessuno, nemmeno indirettamente, dietro alcun pretesto. Se quel peccato è un crimine, può ad esempio rifiutare al colpevole l'assoluzione finché non si sia consegnato alla giustizia. Ma non può denunciarlo, neanche per prevenire altri crimini. Monsignor De Beauséjour doveva ammettere la sconfitta.
Del resto, aveva altri motivi di rimprovero. Per esempio, l'abate Saunière faceva un uso assai profano della sua improvvisa ricchezza, uso che conveniva molto di più a un nuovo ricco che a un discepolo di Gesù Cristo! Anche in questo caso, l'interessato ebbe gioco facile a difendersi: donava al Comune della sua parrocchia una rendita annuale di 5000 franchi, oltre ad aver fatto alle famiglie più povere di Rennes-le-Château doni da 10 a 15 mila franchi 3. Quanto alle costruzioni, riguardavano in primo luogo la chiesa e gli edifici della curia, che aveva rimesso completamente a nuovo.
Conoscendo la reputazione dell'abate Saunière, senza dubbio amante della bella vita, ma deciso, combattivo, addirittura aggressivo, è lecito pensare che approfittò dell'occasione per contrattaccare. Dopo tutto, aveva restaurato e abbellito la sua chiesa senza, per così dire, chiedere un centesimo al vescovado. Ciò non meritava forse più complimenti che rimproveri? Di norma spettava alla diocesi, alla Chiesa di Francia, assumersi queste spese.
L'interlocutore di monsignor De Beauséjour non era certo biasimevole per questo. Invece, per gli altri edifici: quella villa... come si chiamava? Betania? e la torre... Magdala?
Ma, ancora una volta, l'abate Saunière aveva la risposta pronta. Spiegò che quegli edifici sarebbero diventati, dopo la sua morte, una casa di riposo per preti anziani. Tanto valeva dunque renderli il più possibile confortevoli.
Non si diventa vescovi senza conoscere un minimo l'animo umano. Monsignor De Beauséjour si rendeva perfettamente conto che il suo scaltro subordinato tentava di dargliela a bere. Ma anche lui era tenace e determinato: esigette che il curato di Rennes-le-Château gli rendesse il conto esatto delle sue spese.
È la minuta del rendiconto quella che Gérard de Sède ha avuto fra le mani? L'ammontare delle spese di costruzione dell'abate Saunière era valutato in 193.000 franchi dell'epoca. Franchi d'oro! E nessuna fattura era allegata al fascicolo. L'autore stima che la ristrutturazione della tenuta dell'abate sia costata un milione e parla di truffa deliberata. Non arriviamo a tanto. Béranger Saunière annotava scrupolosamente tutte le spese, è assolutamente possibile che abbia inviato i giustificativi con la nota finale. Inoltre, ed è normale, le dicerie possono benissimo aver esagerato la portata delle spese del curato. E oggi, con la distanza cronologica, l'inflazione, il deprezzamento della moneta, è difficile ricostruire l'ammontare esatto della sua magnificenza.
Un solo esempio: Béranger Saunière avrebbe acquistato una carriola a 16 franchi. Secondo i calcoli della Banca di Francia, un franco del 1900 equivaleva a 1.538 franchi nel 2000. Fate il conto: il prezzo della carriola, a quella data, avrebbe raggiunto i 24.608 franchi!
Del resto, è difficile comprendere quale interesse avrebbe avuto il curato di Rennes-le-Château a celare la portata delle sue spese. È palese che non poteva sobbarcarsele con lo stipendio da semplice curato che, all'epoca - erano ancora remunerati dallo Stato - ammontava a 75 franchi mensili.
Fu questo a indurre il vescovado di Carcassonne ad agire? Nel 1908 avviò un procedimento a carico del prete, accusato di dedicarsi a un traffico di messe. Per i non cattolici precisiamo che ai fedeli è permesso pagare una messa per intenzioni particolari. Nella maggior parte dei casi, sono a suffragio dei cari estinti, per abbreviare il loro soggiorno in Purgatorio. Si possono anche far dire per l'anima dei vivi, oppure per la salute della Chiesa, della Patria.
Nel 1745, quando Luigi XV era gravemente malato, ne furono ordinate talmente tante per la sua guarigione che il re si guadagnò il soprannome di "Beneamato". Certo, in buona dottrina, queste funzioni devono avere un fine altruista; in pratica...
Poiché il rettore di una parrocchia spesso riceve l'ordine di più messe nello stesso tempo, non può dirle tutte e dunque le trasmette sia ai conventi che ai confratelli meno oberati di lavoro. Chiaramente non può trattenere il prezzo del servizio reso, poiché contravverrebbe alla raccomandazione di Cristo: "Avete ricevuto gratuitamente, donate gratuitamente" e si renderebbe colpevole di simonia; il denaro è integralmente destinato all'istituzione ecclesiastica.
Dunque, per l'etica cristiana, il traffico di messe è gravissimo. Ma questa sembra la sola cosa che sia stata ufficialmente rimproverata all'abate Saunière. Dopo monsignor De Beauséjour, è J.J. Boudu a parlarne, fornendo anche alcuni dettagli: a suo parere, sono 100 mila le intenzioni di messe che, fra il 1893 e il 1915, sarebbero state trasmesse all'abate Saunière. Vale a dire 11 o 12 messe al giorno per circa 22 anni! Inutile dire che quest'ipotesi pone più problemi di quanti pretenda di risolverne. Perché tante persone avrebbero voluto far dire messe a un oscuro canonico di una modesta parrocchia sperduta nella profonda Francia? Può capitare a ecclesiastici di una rinomata santità, ma Béranger Saunière non era padre Pio.
Indubbiamente si possono sempre ordinare più messe alla volta, cioè (almeno teoricamente) cento o mille. Il curato di Rennes-le-Château avrebbe potuto ricevere finanziamenti in questo modo dai suoi amici dell'alta società. Ma perché avrebbero utilizzato questo espediente, quando era così facile, e molto più discreto, affidargli direttamente le somme?
Per spiegare il suo improvviso arricchimento, si sostenne che l'abate Saunière avesse costituito, a partire dal 1896, un'autentica rete di corrispondenti che gli affidavano intenzioni di messe. Il vescovado sostenne anche che li reclutasse con annunci sui giornali. A gestire questa rete sarebbe stato proprio il fratello del curato di Rennes-le-Château: il reverendo padre Alfred Saunière. Prestiamo un po' d'attenzione a questo personaggio, che in seguito ritroveremo.
Fratello minore di Béranger, nato nel 1855 nello stesso villaggio di Montazels, fu ordinato prete un anno prima di lui, nel 1878, ed entrò nei Gesuiti. Prima di tutto intraprese la carriera professorale nelle istituzioni scolastiche del suo Ordine e, dal 1893, fu docente al seminario minore di Narbonne. In breve, una carriera apparentemente più brillante rispetto a quella del fratello.
Fisicamente, le rare foto che possediamo di lui mostrano sempre il medesimo profilo da medaglia, lo stesso sguardo imperioso del fratello maggiore. Si dice che anche lui fosse amante della bella vita e che condividesse il suo gusto del segreto.
Avrebbe potuto trasmettergli le intenzioni di messe? Senza alcun dubbio. Grazie alle sue relazioni, avrebbe potuto fargli pervenire doni da fedeli agiati? Più che probabile. E d'altronde, nient'affatto riprovevole.
Ma non è verosimile che un modesto insegnante di provincia, foss'anche gesuita, sia stato in grado di far beneficiare suo fratello curato di uno stile di vita da milionario. L'accusa di traffico di messe, la soluzione più prosaica dell'affaire di Rennes-Ie-Château, riposa certamente su un fondo di verità, senza il quale non sarebbe stata credibile. Ma anche se fosse, poteva costituire l'unica fonte della fortuna del curato?
Resta il fatto che il procedimento di sospensione dell'abate Saunière fu avviato dal Vescovo di Carcassonne. Per comprenderlo, occorre rifarsi al contesto dell'epoca: siamo in piena repubblica radicale, vale a dire con un governo alla Homais 4 che tenta di camuffare l'immobilismo sociale con la virulenza dell'anticlericalismo. Le congregazioni sono appena state espulse dalla Francia, la legge di Separazione è stata votata, il regime ha decretato l'Inventario dei beni ecclesiastici che, per molti cattolici, altro non è che il preludio all'esproprio. In numerose regioni, soprattutto a ovest, ci si arma per difendere le chiese. Il paese sembra sull'orlo della guerra civile.
In un clima tale, si capisce che i franchi tiratori, le persone che giocano individualmente, siano mal viste. Era il caso di Béranger Saunière che, oltre alle sue stravaganze, passava, lui che era un vecchio reazionario, per essere in ottimi rapporti con personalità radicali, che riceveva e alloggiava nella sua tenuta di Rennes-Ie-Château!
Ma si deve esattamente parlare di procedimento di sospensione perché, contrariamente alle leggende che la rappresentano come una monarchia o addirittura una setta, la Chiesa cattolica è una fra le istituzioni più rispettose del diritto, se non la più burocratica. E chi conosce le regole ed è intenzionato a utilizzarle, può facilmente, grazie ai cavilli, trascinare il processo in modo analogo a quanto si può fare davanti a un tribunale civile. Appellandosi ripetutamente e sollevando vizi di forma, il fariseo di Rennes-le-Château riuscì a rallentarlo per parecchi mesi. Fu solo il 5 dicembre 1910 che i giudici ecclesiastici lo dichiararono "suspens a divinis". Vale a dire che era interdetto dal celebrare l'Eucarestia e dall'amministrare i sacramenti. Monsignor De Beauséjour trasse immediatamente le conseguenze di questo giudizio, nominando l'abate Henri Marty curato di Rennes-le-Château. Ma immaginare che Béranger Saunière avrebbe accettato di capitolare significava non conoscerlo. In primo luogo, rifiutò di lasciare il posto. E poiché, dalla promulgazione della legge Combes del 1905, i presbiteri erano divenuti beni comunali, l'abate Marty non poté prenderne possesso: la municipalità era solidale con il suo curato. Il nuovo arrivato, considerato un intruso da tutto il paese, era dunque costretto ad abitare a Couiza, a diversi chilometri di distanza e quindi ogni giorno doveva arrancare sulla ripida salita che porta alla rocca di Rennes. Gli automobilisti di oggi, che accedono all'altopiano con le loro potenti vetture, possono immaginare la fatica che dovette rappresentare, all'inizio del secolo, la scalata quotidiana di una strada a tornanti, stretta e ciottolata, spesso sotto la pioggia o il sole cocente del Mezzogiorno tolosano! Una volta issato su quel belvedere, per l'infelice non erano ancora terminati i soprusi, poiché ogni giorno doveva officiare in una chiesa vuota, totalmente disertata dai parrocchiani. Infatti questi si pressavano, alla stessa ora, a Villa Betania, dove il curato Saunière, il loro curato, celebrava una messa privata in una cappella che aveva fatto ristrutturare. La tradizione non dice per quanto tempo il povero abate Marty sopportò questo regime, prima di rinunciare.
Assai più tenace, Béranger Saunière si era appellato alla corte di Roma per ottenere la revisione del processo. Questo nuovo procedimento fu avviato nel 1911. Per due anni, il curato di Rennes-le-Château finanziò il soggiorno a Roma dell'avvocato della sua causa, il canonico Huguet, della diocesi di Agen.
Abilmente questi fece notare che, se una messa vale 50 centesimi, l'abate Saunière avrebbe almeno dovuto vedersi affidare 386.000 messe per coprire il solo prezzo dei suoi edifici. Anche attribuendogli una rete di corrispondenti capillare in tutta la Francia, un numero tale di messe era difficilmente credibile. Il vescovado di Carcassonne sosteneva che avesse organizzato un sistema di annunci per raccoglierle ma, come prova, poté produrre un solo ritaglio di giornale proveniente da "La veillée des chaumières". Questi argomenti dovettero fruttare: nell'ottobre del 1913, l'accusa di monsignor De Beauséjour fu respinta dalla Congregazione del Concilio e Béranger Saunière venne reintegrato nella curia di Rennes-le-Château.
Nell'abbondante letteratura che ha suscitato l'enigma Saunière, questo giudizio è sempre parso misterioso. Come aveva potuto questo piccolo abate plebeo, alla corte di Roma, vincere contro il suo Vescovo, per di più aristocratico? Doveva avere amici potenti, protezioni occulte! Fiumi d'inchiostro sono stati versati per elaborare ipotesi in merito.
Sensatamente non è meglio ritenere che la causa dell'accusa fosse infondata e che il tribunale pontificio ne abbia tenuto conto? Non bisogna dimenticare che la morale cattolica riprova il giudizio temerario e vigila "a interpretare, per quanto possibile, in senso favorevole i pensieri, le parole e le azioni del prossimo" 5.
Perciò, non bisogna stupirsi che la Congregazione del Concilio abbia infine ritenuto di doversi "rimettere alla coscienza dell'abate" (consulat conscientiae suae). Monsignor De Beauséjour era dunque sconfessato? No. E la motivazione della sentenza lo prova. Aveva fatto il suo dovere, denunciando un prete la cui fortuna sospetta rischiava di essere fonte di scandalo.
Erano finite le noie giudiziarie dell'abate Saunière? Pare di no. Secondo Gérard de Sède, monsignor De Beauséjour formulò un controricorso e: "L'11 aprile 1915, senza che alcun nuovo indizio fosse emerso contro di lui, il curato di Rennes-le-Château fu definitivamente interdetto" 6.
Secondo un altro ricercatore, Patrick Mensior 7, il processo di Roma non arrivò mai a conclusione.
Comunque, materialmente la situazione di Béranger Saunière restava invariata. Continuava ad abitare e officiare nel suo villaggio, e addirittura progettava di proseguire i lavori. Avrebbe parlato di far arrivare l'acqua corrente a Rennes-le-Château, di acquistare un'automobile e di far tracciare una strada carrozzabile per servirsene. Ha veramente spinto la sua stravaganza fino al progetto di circondare la parrocchia con bastioni come nel Medioevo e di innalzare una torre alta 70 metri?
In ogni caso, questi ultimi progetti non si concretizzarono: nel gennaio 1917, Béranger Saunière scompariva, portato via dalla cirrosi e da un'apoplessia. Aveva 65 anni. Alla lettura del suo testamento, la sorpresa fu grande: quell'uomo, che sembrava disporre di fondi considerevoli, non possedeva nulla di proprio. Gli edifici e il parco di Rennes-Ie-Château erano di proprietà della sua fedele serva: Marie Denamaud.

Note:
1. Era il soprannome di Émile Combes, Presidente del Consiglio dal maggio 1902 al gennaio 1905 [N.d.T.].
2. Citato in Gérard de Sède, "Le trésor maudit de Rennes-le-Château", J'ai lu, Paris 1972.
3. Beninteso, è difficile tradurre queste somme in potere d'acquisto attuale, ma cambiando franchi in euro e moltiplicando per due o tre, non si dovrebbe essere lontani dalla somma.
4. Homais è un personaggio di "Madame Bovary" di Flaubert e incarna proverbialmente le bassezze piccolo borghesi [N.d.T.].
5. "Catéchisme de l'Église catholique", Mame-Plon, Paris 1992, p. 501. ["Catechismo della Chiesa cattolica", Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 1993, N.d.T.].
6. "Le trésor maudit" cit. Si noti che, in "Rennes-le-Château, le dossier, les impostures, les phantasmes, les hypothèses" (Laffont, Paris 1988), il medesimo autore dichiara che, nel 1915, il Vaticano annullò le sanzioni adottate.
7. Patrick Mensior, "L'extraordinaire secret des pretres de Rennes-le-Château", Les 3 Spirales, Corps 2001.

parti seguenti:    

INDICE »

									

vai alla visualizzazione stampabile di tutto l'articolo

  invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home

  aggiungi Edicolaweb a Preferiti


									Copyright © 2006 EdicolaWeb - Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.
									
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo]  Tutti i libri
  della nostra Biblioteca
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo]
 
UFO NOTIZIARIO - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
HERA - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
I MISTERI DI HERA - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
Nostre realizzazioni



  BibbiaWeb

  Interkosmos

  OdontoStudio

La civiltà di Marte - Gianni Viola

Edicola Home | Chi siamo | Contatti | Site map | Cerca | Registrazioni | Links | Appuntamenti
info@edicolaweb.net  
Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle società proprietarie delle riviste pubblicate
EdicolaWeb